Progetto il Carcere possibile
LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
CAMERA PENALE DI NAPOLI
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PROGETTO IL CARCERE POSSIBILE
Napoli, Via S.Lucia N.123
Tel. 0817640964 – 0817645650 (fax)
email: avvpoli@tin.it
Napoli, 26 maggio 2006
Due suicidi in pochi giorni nell’Istituto di Secondigliano. Morti annunciate che si vanno ad aggiungere alle altre nell’indifferenza di tutti. Nel 2005, cinquantasette detenuti si sono tolti la vita nelle carceri italiane. In un anno, ogni sei giorni un morto.
Un’ “epidemia” che nessuno vuole debellare.
L’uomo quando varca la porta del carcere perde, di fatto, ogni diritto. Gli tolgono la libertà, il bene supremo. Lo strappano alla vita quotidiana, agli affetti, ma ciò evidentemente non basta . Il detenuto viene fatto oggetto di un’arbitraria violenza, a volte evidente, a volte invisibile, che lo distrugge e lo rende incapace di nutrire ancora stima verso se stesso.
In carcere si perde l’amore verso gli altri e verso se stessi. Si cade, giorno dopo giorno, in uno stato di abbandono totale che porta al desiderio di morte.
Sembrerebbe banale ricordare a chi ci governa che la perdita della libertà rappresenta la massima sanzione che lo Stato può infliggere a chi ha commesso un reato. Ma così non è, perché questi elementari principi di uno Stato democratico, non trovano, da tempo, alcuna applicazione.
Per tutti, purtroppo, il carcere rappresenta qualcosa di estraneo che non appartiene alla vita civile, ma alla vita di “altri”, che sono e devono essere lontani da noi.
Dal disinteresse dell’opinione pubblica, deriva l’assoluta mancanza di programmi politici e finanziamenti che possano realmente creare un’inversione di tendenza e far cessare quella che molti osservatori definiscono una “vergogna nazionale”.
I parlamentari dei grandi partiti sporadicamente visitano gli Istituti, rilasciano interviste gridando allo scandalo, ma dopo il loro momento di visibilità, non si fanno promotori di Leggi che dispongano finanziamenti adeguati. I soldi pubblici per il carcere diminuiscono di anno in anno e la stessa medicina penitenziaria e lo specifico reparto sanitario soffre di tagli che rendono inefficace qualsiasi intervento.
Gli Avvocati conoscono la realtà del carcere. Ascoltano dalla voce dei loro assistiti vicende non immaginabili, raccolgono le proteste dei familiari e sono testimoni della presa di coscienza, o di conoscenza, che avviene nel momento in cui una persona cara viene privata della libertà. Solo allora, infatti, si aprono gli occhi sul mondo del carcere, ci si ricorda di quanto già si sapeva o ci si accorge, per la prima volta, di quanto avviene dentro quelle mura e ci si chiede “ma come è possibile?” Quanto fino a quel momento era stato accantonato o ignorato diviene ragione di meraviglia e di protesta. Una ribellione che resta comunque isolata, perché il parente o l’amico in carcere ti rendono portatore d’istanze che non trovano interlocutori. Gli altri, infatti, ascoltano interessati, ma, forti del loro stato di “libertà”, dimenticano facilmente.
La battaglia da affrontare è soprattutto culturale. Fin quando non si comprenderà che il carcere è un’istituzione pubblica che risponde ad una pubblica finalità, come lo sono le scuole, gli ospedali, la detenzione continuerà ad essere una “zona franca” dove tutto è consentito in nome della sicurezza e della continua emergenza.
Al nuovo Ministro della Giustizia auguri di buon lavoro. Egli certamente conosce i problemi che dovrà affrontare. Queste due vite spezzate in pochi giorni in un Istituto Penitenziario della Sua regione potrebbero rappresentare un segnale, un allarme lanciato al Potere da una “comunità” abbandonata e privata illegalmente dei suoi diritti.
Avv. Riccardo Polidoro
Camera Penale di Napoli – Progetto “Il Carcere Possibile”