Vecchi obbiettivi, nuove strategie
di Oreste Flamminii Minuto
Non dirigo più questo “sito”. Per la verità non l’ho mai diretto: mi sono limitato a fare –come specificato in alcuni post- il “curatore”, e non mi è parso corretto intervenire con continuità sui contenuti e sul merito di diversi articoli che ho pubblicato. Solo qualche nota di dissenso, appena accennato, proprio perché non vi era “una linea editoriale” da difendere o, più semplicemente da divulgare.
Ora, però, sono tornato “”libero” e penso di poter esporre alcune idee, nella convinzione e nella consapevolezza della loro apparente “non ortodossia.” E dal momento che quello che sto per dire posso farlo senza dover chiedere a nessuno il permesso per la pubblicazione (non mi è ancora stata tolta la chiave di accesso al sito) ne approfitto in maniera forse non troppo corretta.
Lo riconosco, ma la tentazione è troppo forte e dunque ….
Dunque !
Da diversi anni sembra (dico: sembra) che l’unica ossessione della nostra associazione sia la separazione delle carriere Non c’è Congresso, Convegno, riunione conviviale in cui non si parli della separazione delle carriere. Ed è giusto che se ne parli. Ma, forse, se si facesse una riflessione più approfondita si potrebbe scoprire che l’ “ossessione”, non solo non risolve il problema, ma contribuisce a “non risolverlo affatto”.
Intendo dire che il “problema” ormai è tale che ciascuno di noi pensa che la soluzione sia la separazione e che una volta ottenuta in virtù di una statuizione normativa (possibilmente irrevocabile, vale a dire con norma costituzionale) il problema stesso non esista più.
Da diversi anni, invece, io vado sostenendo che la separazione delle carriere non risolverebbe affatto il “problema” in quanto non è la carriera del PM, ma la terzietà del giudice che è -in definitiva- in discussione. E’ il perverso legame culturale che lega Giudici e PM che va reciso. E per reciderlo non basta certo una disposizione di legge.
Nelle interminabili discussioni tra amici ho sempre portato a esempio quello che accadeva nella vigenza del reato di oltraggio. Per far dichiarare l’arbitrarietà del comportamento del pubblico ufficiale era necessario avere l’appoggio di una consorteria di santi e non era affatto certo che anche in questo caso si riuscisse a far assolvere il tapino sventurato che aveva avuto la sfortuna di discutere con un pubblico ufficiale.
Quello che è in ballo, dunque, è la concezione del “cittadino” da parte della magistratura. E’ in discussione il ruolo della magistratura in una società libera in uno con la concezione degli “associati” in quella stessa società (cittadini e non sudditi), il ruolo dello Stato e di chi lo rappresenta che non può essere valutato alla stregua di una logica della appartenenza. Lo Stato non è una lobby, né un’associazione di privilegiati. Lo Stato è il cittadino e il cittadino è lo Stato.
A queste mie considerazioni è stato sempre risposto (con una certa sufficienza): “Si è vero ! Hai ragione. Ma da una parte bisogna pur cominciare. Cominciamo, allora, con lo stabilire per legge che PM e Giudici sono “due cose diverse”. Il “resto” verrà in seguito”.
E l’errore sta proprio in questo. Il “resto” non verrà mai o, perlomeno, non verrà fino a quando non si sarà compreso, da parte di tutti, che Giudicare, Accusare e Difendere sono funzioni diverse (o se si preferisce funzioni analoghe nella loro diversità) che presuppongono “l’indifferenza” di chi giudica !
L’obbiettivo (il primo obbiettivo) non è dunque la separazione delle carriere, ma la “terzietà del Giudice”. E si badi bene: non è un gioco di parole. Puntare il dito sugli effetti perversi di una situazione anomala è politicamente molto più efficace che denunciarne le cause. E gli effetti perversi dipendono da formazioni di base, culturalmente diverse.
Dopo una prima sommaria, superficiale formazione universitaria, che non può neppure definirsi di “base” per la mancanza di problematiche sulla diversità dei ruoli nell’ambito della giustizia, senza alcuna analisi della comune cultura della legalità e della giurisdizione, le strade dell’avvocatura e della magistratura divergono in maniera evidente e netta.
E qui sta la causa delle deviazioni culturali che ne conseguono.
Carlo Guarnieri scrive nella sua breve relazione per il centro Studi Marongiu: “…..Quello di cui abbiamo bisogna è una cultura della legalità che inglobi tutti: pubblico ministero e giudice ma anche fra magistrati e avvocati. Il nostro assetto è da questo punto di vista seriamente carente, specie da quando le facoltà di giurisprudenza hanno visto declinare la loro capacità di fornire una “cultura comune” ai propri laureati. Quindi, se si vuole che i protagonisti del processo siano in grado di “intendersi” e condividere principi comuni, una più accentuata formazione comune è necessaria……. Va perciò valorizzata la formazione post- laurea, rendendola comune a tutte le professioni legali. Per tutte queste ragioni è importante che la Scuola della magistratura possa iniziare a funzionare al più presto, con programmi adeguati e con l’apporto indispensabile dell’accademia e dell’avvocatura.”.
E ancora : “…..si tratta di ricreare un tessuto comune fra le professioni legali – magistratura, avvocatura e università – un tessuto che negli ultimi decenni ha subito troppe lacerazioni, con gravi danni per il buon funzionamento del processo e per la stessa difesa dei diritti dei cittadini. Del resto, a ben vedere, la stessa magistratura avrebbe tutto da guadagnare da relazioni più strette con le professioni giuridiche ed in particolare con l’avvocatura. Infatti, acquisterebbe un formidabile difensore della sua indipendenza, fatto che le permetterebbe di emanciparsi in buona misura dalla necessità di organizzare “pellegrinaggi” presso le varie chiese della politica…..” (Carlo Guarnieri “I fondamenti politici e tecnici della separazione delle carriere”)
Se, dunque, il vero problema è la riacquisizione da parte del Giudice della sua effettiva indipendenza, la strategia da seguire concerne non più “la separazione delle carriere”, ma “la terzietà del Giudice”. E questo dovrà essere lo slogan delle future e imminenti battaglie.